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    Articolo 1: L'editoria e la traduzione?

L'editoria e la traduzione - Riflessioni sulle esigenze e competenze editoriali                          

Ma cosa richiede l’editore?

Secondo quanto sperimentato in questi anni di attività nel mondo giornalistico e editoriale,  il processo di pubblicazione di un testo in lingua straniera passa attraverso una lunga serie di interventi e competenze linguistiche. In questo breve articolo, cercherò di descriverne i punti fondamentali, giustificandone il valore e l’efficacia.

Inizialmente, è richiesto di leggere il testo in modo superficiale, conoscere ed approfondire la figura dell’autore, capirne lo spirito e gli orientamenti.

Poi si devono determinare i messaggi principali e definire quelli suscettibili di una particolare localizzazione. Prima di iniziare un primo abbozzo testuale, è tempo di scegliere il registro linguistico predominante. Ora è il momento di partire con una prima traccia di testo… Si faccia attenzione a non indugiare troppo sui dettagli: questa fase deve scorrere rapidamente e con naturalezza.

Sarà compito della rilettura, invece, di completare e migliorare lo stile e la cura delle frasi.

Una volta il testo impaginato, si passa al controllo delle bozze, conformemente alle norme di impaginazione e punteggiatura. Attualmente, molte case editrici richiedono che quest’ultima operazione venga offerta dal fornitore di traduzioni editoriali. Per velocizzare il lavoro e superare ‘i limiti’ delle bozze cartacee, software specifici ci consentono di visualizzare e gestire le correzioni direttamente nell’impaginato e con maggiore rapidità. Attenzione, dunque, alle frasi troppo brevi, alla lunghezza dei paragrafi, alla corrispondenza dei contributi fotografici…

Questo è quanto richiede normalmente l’editore.

E chi diceva che tradurre, è una cosa che possono fare tutti?!

~ Interessanti testimonianze sulla traduzione editoriale ~

- Contributo tratto da un'Intervista a Ena Marchi, editor di Adelphi e traduttrice:

Qual è, a tuo avviso, il traduttore ideale per un editore?

"Secondo me non esiste, in astratto, un traduttore ideale per un certo editore; piuttosto esiste il traduttore ideale per un certo libro. Ed è quello che, ogni qualvolta un editor deve assegnare una traduzione, dovrebbe sforzarsi di individuare."

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- Contributo tratto da un'intervista a Isabella C. Blum:

"...imparare a tradurre non basta, bisogna imparare anche a essere traduttori."

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- Un'istituzione europea al servizio della diffusione del libro, della lettura e della traduzione: "La storia, i progetti le emozioni di un'avventura culturale a livello europeo, che vuole coniugare la tradizione gettando un ponte verso il futuro, con lo scopo di diffondere il piacere della lettura e, conseguentemente della traduzione, creando quel circolo virtuoso tra domanda ed offerta delle idee..."

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Norme editoriali citazioni e note - Alcuni criteri generali relativi principalmente alle citazioni e alla redazione delle note bibliografiche e della bibliografia

Poiché si sono ormai affermati due stili di citazione - anglosassone e continentale - vi illustriamo di seguito i modelli relativi ai due stili, che il traduttore può scegliere liberamente, a meno che non stia lavorando su un opera inserita in una collana editoriale con regole  prefissate.

Stile continentale:

Le citazioni riportate nel testo, da qualsiasi tipo di opera esse provengano, devono essere poste fra virgolette a sergente (« »), mentre i termini da mettere in evidenza possono essere indicati con il corsivo, oppure ponendoli fra doppi apici (" "). Per evitare confusioni, è meglio non adoperare gli apici semplici (' '), a meno che il loro uso non sostituisca uniformemente quello degli apici doppi, o non sia chiaramente giustificato dall'autore. Il neretto e il sottolineato dovrebbero essere accuratamente evitati, visto che il primo appesantisce la lettura del testo, mentre il secondo viene validamente sostituito dal corsivo. Questa regola naturalmente non si applica a casi speciali, nei quali entrambi gli accorgimenti trovino una valida giustificazione.

Le citazioni lunghe devono essere inserite nel corpo del testo senza alcuna virgoletta - ma come paragrafi a sé stanti - il cui carattere di citazione venga chiaramente identificato da un tipo di carattere più piccolo e dal rientro rispetto al corpo principale del testo.             

  • Nel caso in cui si tralasci una parte di testo all'interno della citazione, ciò deve essere indicato nel seguente modo: [...]. Fra parentesi quadre si possono riportare anche i termini in lingua originale, indicati a loro volta dal corsivo.  

  • Nello stile continentale, le citazioni bibliografiche vengono riportate in note che possono essere "a piè di pagina" o "a fine documento", operazioni possibili  nei più comuni software di scrittura.

         a) citazioni da volumi

Citazione da traduzione: M. Weber, Wirtschaft und Gesellschaft, Mohr, Tübingen 1921, p. 13 (trad. it. di P. Rossi, Economia e società, 2 voll., Edizioni di Comunità, Milano 1982, vol. I, p. 40).

Successive citazioni: M. Weber, op. cit., p. 13 (trad. it., p. 40).           

         b) abbreviazioni

p. = pagina; pp. = pagine; ivi, p. = quando si ha una citazione dalla stessa opera citata nella nota precedente, ma con pagina diversa; ibidem = quando la citazione corrisponde anche nel numero di pagina; infra = per rimandare a pagine successive del proprio lavoro; supra = per rimandare a pagine precedenti del proprio lavoro; ss. = seguenti; cfr. = confronta; vol. = volume; voll. = volumi, t. = tomo.    

Stile anglosassone:

     Le indicazioni generali sulla forma delle citazioni e sugli accorgimenti tipografici valgono anche per lo stile anglosassone. Le differenze riguardano soprattutto le note bibliografiche, e la bibliografia.  

  • Nello stile anglosassone, le note bibliografiche vanno ridotte al minimo, e sono tutte note esplicative, mentre i riferimenti relativi alle citazioni vengono inseriti direttamente nel testo. Lo stile anglosassone rende certamente più leggero il lavoro, ma se l'autore prevede un ampio numero di note bibliografiche scegliendo questo metodo rischia di rendere il testo di difficile lettura. Nel caso dello stile anglosassone, la bibliografia finale non può essere assolutamente evitata, visto che nel corso del lavoro le note si limitano a riportare il nome e l'anno di edizione dell'opera senza dare ulteriori indicazioni.  

         a) note

Nelle note "americane" non si distingue fra volumi, saggi in volume e saggi in riviste, ma tutte vengono indicate soltanto dal cognome dell'autore, seguito dall'anno e dalla eventuale pagina di riferimento. La forma è dunque unica, sia che si tratti di contributi monografici, di saggi in opere o di contributi in riviste

Nel caso di opere dello stesso autore recanti la stessa data di pubblicazione, a tale data si aggiungerà una lettera dell'alfabeto per distinguere chiaramente i diversi lavori.

         b) bibliografia finale

La bibliografia va posta alla fine del contributo o del volume e deve essere ordinata alfabeticamente per cognome, mentre nel caso di più opere dello stesso autore esse vanno ordinate cronologicamente (e alfabeticamente per quelle relative allo stesso anno).

 

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  Articoli

>> Articolo 1: L'editoria e la traduzione - Norme editoriali su citazioni e note

>> Articolo 2: Panorama traduzione: Aspettando Godot, ma non attendiamoci troppo

>> Articolo 3: Internet - business e comunicazione alla portata di tutti e per noi della traduzione?

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